Ma come parla Bagnasco?

Nel rispetto della legge in Belgio si è intervenuti in forma indolore per porre fine alle sofferenze, incontrollabili con i farmaci, di un minorenne affetto da patologia a prognosi infausta e senza alcuna possibilità sia di guarigione sia di miglioramento della qualità residuale di vita. Insorge il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, sostenendo “la vita è sacra e deve essere accolta, sempre, anche quando questo richiede un grande impegno”. Ma come parla questa persona? Perché cancella volontariamente le parole sofferenza, dolore, tormento, strazio, gemiti, urla e simili alludendo a un vago “grande impegno”? Cento, mille volte peggio di don Abbondio che si nascondeva dietro al latinorum per rifuggire dalla realtà: almeno qualcuno aveva minacciato la sua vita e di sicuro non risplendeva per coraggio. Certo Bagnasco ha tutto il diritto di dire cosa prescrive la sua religione in casi come questo, ammesso che prescriva qualcosa, cosa di cui sarei portato a dubitare. Ma cosa c’entra dire che la vita è sempre un dono di Dio e che per questo non abbiamo il diritto di rifiutarla? Intanto non tutti credono che sia un dono di Dio, e poi, affermo, un dono può anche essere rifiutato, altrimenti diventa un’imposizione, altro che dono. Si può dire che chi invoca la morte fra sofferenze, rantoli e urla di dolore, in assenza di possibilità di guarigione, è un necrofilo animato da spunti di sadismo e violenza?
Per fortuna martedì è il 20 settembre, data che ricorda la fine dello Stato pontificio e la liberazione da questo della città di Roma e di tutta l’Italia. Libera Chiesa in libero Stato. Come ogni anno celebreremo questa ricorrenza alle 19.00 al Volto del Cavallo ponendo una corona di alloro nella lapide che ricorda questa data bellissima. Seguirà anche cena laica e anticlericale.

Mario Zamorani

Pluralismo e dissenso

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