Diritto alla contraccezione e obiezione di coscienza

Dalla “Nuova Ferrara” del 30 aprile 2016.

«Nessuna vendita rifiutata»

La conferma dell’Afm. Il legale: negarla è un illecito civile e penale
In città non risultano casi accertati di rifiuto, da parte del personale delle farmacie municipali, di vendita di pillole del giorno dopo. Mario Zamorani, che è anche un ex consigliere di Afm, ha ricevuto conferma da parte del direttore dell’azienda Riccardo Zavatti. Tuttavia l’associazione di cui è capofila, Pluralismo e Dissenso, tiene gli occhi ben aperti sul diritto alla contraccezione da parte delle donne: «In caso di rifiuto da parte del farmacista ci si può rivolgere all’Associazione Coscioni e qui a Ferrara stiamo mettendo in piedi un gruppo di avvocati volontari». Zamorani entra nel dibattito innescato da un’interpellanza della consigliera del Partito Democratico Ilaria Baraldi e dalla presa di posizione di Paola Peruffo (consigliera di Forza Italia e farmacista di professione) la quale ha sostenuto che esiste il diritto di rifiutare la commercializzazione dei contraccettivi di emergenza secondo la legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza. Secondo Zamorani però, affiancato dall’avvocato Pasquale Longobucco, la legge sull’aborto non c’entra in questo caso. «La Peruffo – sostiene – fa riferimento a una nota della Presidenza del consiglio dei ministri. In realtà è stato il Comitato nazionale di bioetica nel 2011 a dare un semplice parere non vincolante. Tra l’altro per l’Organizzazione mondiale della sanità la gravidanza inizia quando l’ovulo fecondato si annida nella mucosa uterina e nessuno dei due farmaci di cui stiamo parlando (Norlevo e EllaOne) interviene in questo caso. Addirittura – prosegue Zamorani – se il farmacista rifiuta la vendita può portare a un aborto, per un’eterogenesi dei fini piuttosto bizzarra». Pluralismo e Dissenso ricorda che il professionista (anche i medici) in caso di obiezione compie un illecito sia civile che penale, essendo fornitore di pubblico servizio. «C’è anche una sentenza del Tar del Lazio del 2001 – osserva Longobucco – a stabilire che il decreto che commercializza questi prodotti non contrastano con la legge sull’aborto».

Da “estense.com” del 30 aprile 2016 (link: http://www.estense.com/?p=544641)

Obiezione di coscienza, nessun caso a Ferrara. Ma Zamorani offre assistenza

Il leader di Pluralismo e Dissenso: “I farmacisti che si rifiutano di consegnare contraccettivi d’emergenza fanno un illecito civile e penale”

A Ferrara e provincia non si sono registrati casi di farmacisti obiettori di coscienza all’interno delle farmacie comunali ma, nel caso a qualche donna fosse stata negata la pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo, può rivolgersi a Pluralismo e Dissenso, che sta mettendo insieme un gruppo di avvocati per fornire assistenza legale in questi casi di violazione.

Questa la proposta di Mario Zamorani intervenuto nel dibattito sull’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti per la contraccezione di emergenza, partito da una interpellanza della consigliera Ilaria Baraldi (Pd) sulla posizione dell’amministrazione comunale su questo tema. Una questione che però non ha precedenti, visto che “lo stesso direttore dell’Afm, Riccardo Zavatti, conferma che non ci sono mai stati episodi di questo tipo” fa sapere Zamorani.

“I farmacisti e medici che si rifiutano di prescrivere o consegnare contraccettivi di emergenza compiono un illecito sia in sede civile che penale, violando l’articolo 2043 del codice civile e gli articoli 323, 328, 340, 393 del codice penale” spiega il leader del think tank affiancato dall’avvocato Pasquale Longobucco. I farmacisti, quindi, non possono invocare l’obiezione di coscienza per farmaci quali la pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo perché rischiano di compiere interruzione di pubblico servizio.

Una spiegazione che si scontra contro le dichiarazioni della consigliera Paola Peruffo (FI) che in una lettera scriveva: “In base a quanto stabilito da una nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un farmacista ha diritto di rifiutarsi alla commercializzazione dei contraccettivi di emergenza secondo l’interpretazione della Legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza”. Un’affermazione smentita in toto da Zamorani, secondo cui la consigliera forzista “ha scambiato una nota del Consiglio dei Ministri con dei pareri del Comitato Nazionale di Bioetica risalenti al 2011”.

“Non è invocabile la legge 194 perché la contraccezione non è un’interruzione di gravidanza – prosegue Zamorani –. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la gravidanza inizia quando l’ovulo fecondato si annida nella mucosa uterina: la pillola del giorno dopo e di 5 giorni dopo agisce sull’ovulo fecondato e non su quello annidato, quindi non c’è nessuna interruzione di gravidanza. Paradossalmente, se un farmacista rifiuta la consegna della contraccezione d’emergenza è probabile che induca all’aborto”. “Non lo dice solo la scienza ma anche una sentenza del Tar del Lazio del 2001” aggiunge l’avvocato Longobucco.

A margine della conferenza è stato illustrato anche un questionario inviato a tutti i consiglieri e assessori comunali. “Si tratta di una indagine sociologica composta da 16 domande non attinenti alla politica ma alla sfera personale – spiega Zamorani – per far conoscere le opinioni e alcuni tratti della personalità dei membri dell’amministrazione”. Le eventuali risposte verranno pubblicate sul sito di Pluralismo e Dissenso.

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